EuroStory ‘64: la prima volta della Spagna

aprile 11, 2016

La classe di Luisito Suarez, la vincente testardaggine del c.t. spagnolo Villalonga, i miracoli sportivi di Danimarca e Lussemburgo, la prima volta di Inghilterra e Italia: questa la sintesi di un’edizione degli Europei di calcio per nazioni che ricalcò in tutto e per tutto la formula di Euro ‘60: 29 squadre iscritte al primo turno (Germania Ovest ancora assente), ottavi e quarti in sfide di andata e ritorno, con le quattro vincenti che avrebbero giocato la fase finale in uno dei paesi rimasti in corsa. In un cammino in cui gli inglesi furono sbattuti fuori al primo turno dalla Francia, l’Italia venne regolata dai sovietici agli ottavi, con uno 0-2 subito in trasferta che non venne rimontato a Roma: 1-1 il punteggio finale, col corollario di un rigore parato da Jashin a un giovanissimo Mazzola. La sorpresa dei quarti di finale fu senza dubbio il piccolo Lussemburgo che, dopo essersi sbarazzato dell’Olanda con un clamoroso 2-1 a Rotterdam, per poco non compì l’impresa anche nei quarti, costringendo la Danimarca allo spareggio: passarono i danesi, che raggiunsero così ungheresi, sovietici e spagnoli.

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Fu a questo punto che Francisco Franco, caudillo e padre padrone di una Spagna assai differente da quella che oggi siamo abituati a conoscere, decise di imprimere un’inversione a U rispetto alla strategia che quattro anni prima impedì alla nazionale spagnola di affrontare i sovietici nei quarti dell’Europeo: fu infatti avanzata la candidatura iberica ad ospitare semifinali e finalissima, in modo da offuscare il fresco ricordo del boicottaggio di Euro ‘60, cercando al tempo stesso di stemperare le tensioni tra Madrid e Mosca, in un contesto in cui i rapporti diplomatici tra i due paesi erano pressoché inesistenti. La semifinale tra Danimarca e Urss si giocò così a Barcellona e, per i sovietici campioni in carica, la sfida fu poco più che una formalità: 3-0 il risultato finale, sancito dalle reti di Voronin, Ponedelnik e Ivanov. Ben più probante, per gli spagnoli padroni di casa, fu l’incontro di Madrid con gli ungheresi, deciso ai supplementari da Amaro Amancio, che faceva spesso esultare la folla del Bernabeu con la camiseta blanca del Real Madrid.

Un Real il cui apporto alla nazionale fu più limitato del solito, data la ferma volontà del selezionatore spagnolo Villalonga di non convocare le tre punte di diamante madrilene, non più giovanissime ma ancora decisive: Del Sol, Gento e Di Stefano rimasero a casa, non partecipando così al trionfo di una Nazionale ringiovanita e forse meno talentuosa, ma più giovane e dotata così di maggior velocità e forza fisica. Una squadra raccolta attorno alla classe cristallina dell’ “architetto” Luisito Suarez, mirabile costruttore di gioco che quell’anno era riuscito a vincere la Coppa dei Campioni con la Grande Inter di Helenio Herrera. La finale del Bernabeu tra spagnoli e sovietici, tirata e combattuta come si conviene all’atto conclusivo di una grande manifestazione sportiva, vide il primo storico trionfo delle Furie Rosse: 2-1 il risultato finale, col vantaggio siglato al 5’ da Pereda, subito pareggiato da Khusainov. Col trascorrere dei minuti, l’epilogo della partita andò prefigurandosi: il caldo fiaccò gradualmente i sovietici che capitolarono a sei minuti dalla fine con uno splendido colpo di testa di Marcelino. Fu il primo, storico successo della Roja in campo internazionale: una perla rimasta unica per più di quarant’anni, fino ai recenti trionfi in serie della corazzata guidata prima dal compianto Luis Aragonés e poi da Vicente Del Bosque.

Giorgio Tosto

Link utili: Calendario UEFA Qualificazioni Mondiali 2018 - Classifiche UEFA Qualificazioni Mondiali 2018 

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