EuroStory ‘84: Platini porta la Francia in Paradiso

maggio 5, 2016

Difficile trovare esempi di grandi tornei calcistici per nazionali monopolizzati da un singolo giocatore, al tempo stesso trascinatore, icona, centro nevralgico della squadra: il primo che salta in mente è di sicuro quello di Diego Maradona, capace nel 1986 di portare un’Argentina poco più che modesta al trionfo nei Mondiali messicani. Due anni prima dell’impresa condotta dal diez napoletano, un altro calciatore dalle doti tecniche sopraffine capitanò una Nazione intera alla conquista del suo primo alloro continentale: Michel Platini, superbo numero 10 cresciuto calcisticamente nel Nancy, divenuto grande al Saint-Etienne e poi assurto all’Olimpo del calcio con la casacca della Juventus, fu la guida a cui la Francia si aggrappò per conquistare gli Europei del 1984, giocati in casa e quindi ancor più importanti. Grazie alle 9 reti messe a segno nelle 5 partite della fase finale, Platini coronò il suo anno magico alzando al Parco dei Principi la Coppa Henry Delaunay, dopo lo scudetto e la Coppa delle Coppe con la Juve: dodici mesi che culminarono col suo secondo Pallone d’Oro consecutivo.

le roi 2

Quella francese fu un’edizione dell’Europeo con assenze pesanti: l’Italia campione del Mondo in carica fu sbattuta fuori nei gironi eliminatori, finendo dietro a Romania, Svezia e Cecoslovacchia e subendo l’onta di pareggiare con Cipro. L’Inghilterra dovette cedere alla Danimarca il pass per la fase finale, perdendo in casa per 1-0 la partita che si rivelò decisiva. L’Olanda, dopo un testa a testa con la Spagna, fu eliminata solo per differenza reti, grazie alla vittoria delle Furie rosse su Malta per 12-1: un risultato che lasciò più di qualche perplessità. In Francia, nei classici due gruppi da quattro squadre ciascuno, i padroni di casa ebbero la meglio su Danimarca, Belgio e Jugoslavia. I bleus risolsero con fatica la gara inaugurale contro i danesi, grazie a una conclusione del solito Platini deviata in rete da Busk a pochi minuti dalla fine. Col Belgio, invece, arrivò per i padroni di casa una vittoria torrenziale: 5-0, con una doppietta del sempre più decisivo Platini. Il 3-2 della partita finale con la Jugoslavia rappresentò l’emblema di quegli Europei: sotto per due reti a zero, il numero 10 della Juve segnò una fantastica tripletta in 18’, sciorinando il suo repertorio e andando in rete di sinistro, poi di testa e infine su punizione. La Danimarca di Elkjaer e Laudrup, seconda, proseguì il cammino.

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Nel gruppo B, la Germania Ovest campione uscente fu sorprendentemente eliminata dalle squadre iberiche: Spagna e Portogallo, grazie anche a difese solide, riuscirono a far fuori i tedeschi. Fu decisiva l’ultima giornata, col Portogallo che si impose 1-0 contro la modesta Romania e la Spagna che, al 90’ con Maceda, siglò il gol che chiuse di fatto l’epoca di Jupp Derwall sulla panchina dei campioni d’Europa in carica. Le semifinali si presentarono all’insegna dell’equilibrio: le promesse furono mantenute, con un’emozionante sfida tra Francia e Portogallo e un’equilibratissimo incontro tra Spagna e Danimarca. A Marsiglia, in un Vélodrome straripante di entusiasmo, i galletti faticarono non poco contro per avere ragione del Portogallo, trovando un insolito eroe di giornata: fu Jean-Francois Domergue a siglare la rete dell’1-0 e soprattutto quella del 2-2 nei tempi supplementari, mettendo in sesto una situazione fattasi critica dopo i due gol di Jordao. Toccò a Michel “le Roi” Platini, a un soffio dai rigori, siglare il definitivo 3-2 lavorando magistralmente una palla messa a centro area da Tigana. L’avversario della finalissima fu la Spagna che, a Lione, batté ai rigori la Danimarca, con l’errore decisivo dal dischetto del “veronese” Elkjaer.

Al Parco dei Principi di Parigi, il 27 giugno 1984, tutta la Francia attendeva di poter finalmente festeggiare il primo grande successo dei bleus: le aspettative non furono deluse e gli uomini guidati in panchina da Michel Hidalgo, favoriti d’obbligo, riuscirono a battere 2-0 gli spagnoli. La prima rete fu un gentile omaggio del portiere iberico Arconada su una punizione non irresistibile di Platini: il 2-0, arrivato al 90’, fu siglato da Bellone, abile a finalizzare un contropiede nel momento di massima pressione della Roja. Fu il trionfo di Michel Platini, come già ribadito: il numero 10 della Juve trascinò con carisma e classe senza pari un gruppo che contava comunque altre ottime individualità. A centrocampo, in particolare, Giresse, Tigana e Fernandez formavano con Platini il “quadrato magico”, un mix di tecnica e fantasia decisivo nel determinare il successo di una squadra che, considerando le due sconfitte nelle semifinali dei Mondiali ‘82 e ‘86, avrebbe potuto vincere molto di più. Ci penserà la generazione successiva, quella dei Zidane e Trezeguet, a completare il cerchio conquistando il campionato del Mondo del ‘98.

Giorgio Tosto

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