EuroStory ‘88: sbocciano i tulipani olandesi

maggio 16, 2016

Siamo al 54’ minuto della finalissima di Euro ‘88: l’Olanda è già in vantaggio, sicura della propria superiorità su un’Unione Sovietica che stava per ammainare definitivamente bandiera bianca. Arnold Muhren, al passo d’addio con gli oranje, suona la carica e si proietta ancora in avanti alla ricerca del gol della sicurezza. Il numero 8 olandese scende fino alla trequarti sinistra e, poco prima dell’area di rigore, mette palla in mezzo. Il cross non è granché: troppo lungo all’apparenza, sembra destinato a spegnersi sul fondo o tutt’al più a essere rimesso in mezzo dal giocatore che accorre da destra. A cambiare la storia di quel traversone, creando uno dei gol più belli della storia del calcio, è Marco Van Basten: il Cigno di Utrecht si coordina per colpire al volo la palla scagliata da Muhren, imprimendo alla sfera una traiettoria perfetta che termina la sua corsa alla destra di un attonito Dasaev. Una rete magnifica, un gesto tecnico superbo che mette il timbro sul primo successo dell’Olanda in un torneo internazionale.

 

Dove non riuscì Johan Crujiff e la generazione di fenomeni degli anni ‘70, arrivò dunque la nouvelle vague olandese capitanata dai due rossoneri Gullit e Van Basten, oltre che dal promesso sposo milanista Rijkaard. La mente dietro questo storico trionfo, però, era la stessa che plasmò la mitica “Arancia Meccanica” di un decennio prima: Rinus Michels, uno degli allenatori che più ha inciso nello sviluppo del gioco del calcio, a livello tattico e tecnico. Uno stratega che mise in campo una squadra più quadrata rispetto a quella cui per un soffio sfuggirono i Mondiali ‘74 e ‘78: difesa imperniata su Koeman e Rjikard, una fase offensiva con Gullit che, partendo dietro Van Basten, aveva il compito di creare scompiglio nelle difese avversarie grazie a qualità tecniche e atletiche fuori dal comune.

holland1988

Gli Europei di calcio 1988 furono gli ultimi con una fase finale a otto squadre, strutturata con i classici 2 gironi all’italiana: nel percorso di qualificazione la vittima eccellente fu la Francia campione in carica, scottata dall’addio al calcio di Michel Platini, oltre a un Belgio in declino generazionale. Le altri grandi superarono indenni i gruppi iniziali con la sorpresa dell’Irlanda, qualificatasi per la prima volta a un grande torneo internazionale. Fu la Germania Ovest a ospitare il torneo, proponendo gironi equilibratissimi: da una parte Danimarca, Germania, Italia e Spagna; dall’altra Eire, Inghilterra, Olanda e Urss. Assieme alla Germania Ovest fu la rinnovata Italia di Azeglio Vicini a passare il turno: gli azzurri si presentarono ai nastri di partenza affidandosi al gruppo dell’Under 21, rafforzato da alcuni reduci di Messico ‘86. Zenga, Maldini, Donadoni, Giannini e i gemelli del gol doriani Mancini e Vialli si amalgamarono alla grande con i vari Ancelotti, Baresi, Bergomi, Ferri, De Agostini e il totem Altobelli.

Nel secondo girone, Unione Sovietica e Olanda volarono in semifinale: gli oranje, dopo una sconfitta all’esordio con i sovietici, regolarono l’Inghilterra con la tripletta del divino Van Basten, qualificandosi poi a spese della sorprendente Irlanda grazie al gol nel finale di Kieft. Gli incroci misero di fronte Germania Ovest-Olanda e Urss-Italia: nella partita più palpitante dell’intero Europeo, gli uomini di Rinus Michels fecero fuori i padroni di casa vincendo 2-1 in rimonta e vendicando così la finale dei Mondiali ‘74. Il gol decisivo, siglato dal solito Van Basten, permise all’Olanda di tornare a disputare una finale dieci anni dopo quella del Mondiale argentino: i rivali per il titolo furono i sovietici, capaci di imporsi 2-0 su un’Italia bella ma ancora acerba.

Marco Van Basten

Olanda-Urss fu una finale che deluse inizialmente le attese: le squadre, vista la posta in palio, approcciarono la partita in maniera guardinga, con i sovietici lontani parenti dello scintillante 11 in grado di far fuori gli azzurri in semifinale. In casi del genere, devono essere i singoli a sbloccare la situazione: così avvenne al 34’, grazie all’imperioso stacco di Gullit che non lasciò scampo a Dasaev. Il meritato trionfo olandese fu poi suggellato dalla prodezza balistica di Van Basten a inizio secondo tempo: una perla che impreziosì l’unico successo degli oranje, ad oggi, tra Europei e Mondiali. La mancata qualificazione di Robben e compagni a Euro2016 allungherà il digiuno di una nazionale che, nella storia, è spesso arrivata a un soffio dai grandi traguardi, mancandoli in maniera beffarda.

Giorgio Tosto

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