EuroStory ‘96: la Germania cala il tris

maggio 23, 2016

Trent’anni dopo l’unico trionfo mondiale, il calcio tornò a casa: l’Inghilterra, ospitando gli Europei di calcio 1996, cercò di mettersi alle spalle i bui anni ‘80, riproponendosi all’Europa con stadi rinnovati, una perfetta organizzazione e un grande entusiasmo per la nazionale guidata da Terry Venables, tra le favorite d’obbligo della competizione. La decima edizione del torneo continentale per nazioni fu la prima a 16 squadre e sancì l’esordio all’Europeo di una regola che fece discutere: ilgolden gol, che sanciva l’immediata fine degli incontri in caso di rete segnata nei supplementari. Come vedremo più avanti, questa rivoluzione regolamentare sarà già decisiva.

Euro_1996

Le accreditate alla vittoria, padroni di casa a parte, erano le solite grandi del calcio europeo, stavolta senza alcuna assenza di peso visto l’allargamento delle partecipanti alla fase finale: la Germania coi volti nuovi di Bierhoff, Scholl e Ziege, l’Olanda di Bergkamp, Davids e Seedorf, assieme a un’Italia che si presentava da vice-campione del Mondo in carica, anche se orfana di attaccanti del calibro di Baggio, Signori e Vialli. Proprio le scelte di Arrigo Sacchi, definite cervellotiche da molti addetti ai lavori, furono una delle cause che portò all’uscita degli azzurri già nei gironi iniziali: Germania e Repubblica Ceca passarono il turno, con gli azzurri eliminati per aver perso lo scontro diretto con i cechi. Un fallimento reso ancor più doloroso dal rigore sbagliato da Zola nel pareggio contro la Germania e, soprattutto, dall’esasperato turn-over di Sacchi che, tra il vittorioso esordio con la Russia e il match contro Nedved e compagni cambiò ben 5 giocatori su 11: l’avventura del “mago di Fusignano” al timone dell’Italia finirà qualche mese più tardi.

Le altre big mantennero le promesse, qualificandosi per i quarti: Francia e Inghilterra si imposero solo ai rigori su Olanda e Spagna, confermando gli standard di un Europeo mediamente noioso, senza grandi spunti tattici; la Repubblica Ceca proseguì il suo cammino di matricola terribile battendo il Portogallo con il meraviglioso pallonetto di Poborsky, mentre la Germania sudò sette camicie per avere la meglio sulla Croazia, grazie a capitan Klinsmann e Mathias Sammer, futuro Pallone d’Oro. Le semifinali confermarono il trend, essendosi entrambe risolte ai calci di rigore: letale l’errore del francese Pedros, che spianò la strada a una sempre più sorprendente Repubblica Ceca, mentre tutta l’Inghilterra pianse per la parata di Kopke su Southgate. Un sogno infranto quello dei padroni di casa che, dopo i Mondiali di Italia ‘90, furono ancora battuti dalla Germania dopo la lotteria dei rigori.

 

22 uomini rincorrono un pallone per 90 minuti, e alla fine la Germania vince: questa la frase pronunciata dal centravanti inglese Gary Lineker al termine della semifinale persa contro i tedeschi a Italia ‘90. Quella che divenne una citazione famosa, fotografa alla perfezione la continuità degli uomini di Berti Vogts a Euro’96: furono solo due le reti subite da Klinsmann e compagni, di cui l’ultima fece correre più di un brivido sulla schiena dei tantissimi tifosi tedeschi presenti a Wembley per la finale. Il rigore con cui Berger portò in vantaggio la Repubblica Ceca a mezzora dal termine poteva essere la ciliegina sulla torta di una cavalcata trionfale ma, per loro sfortuna, i cechi si trovarono contro un attaccante emergente, con un gran fiuto del gol.

Fu Oliver Bierhoff, gigante in forza all’Udinese, a mettere la firma alla rimonta, siglando il pareggio a 4’ dal suo ingresso in campo e poi sentenziando la fine dell’incontro al 95’, grazie al primo golden gol della storia degli Europei di calcio. Una girata di sinistro insolita per il gigante di Karlsruhe, che trovò impreparato l’estremo difensore ceco Kouba. Una vittoria, la terza della Germania agli Europei di calcio, che sintetizza appieno lo spirito tedesco: abnegazione, sacrificio, forza di volontà, tenuta mentale e grande continuità ad alti livelli sono da sempre caratteristiche fondanti della Mannschaft. Una nazionale ai vertici pure quando, come nel 1996, molti la davano come ormai “bollita” tra infortuni, squalifiche e un’età media avanzata: anche quell’anno, alla fine, la predizione di Gary Lineker fu confermata.

Giorgio Tosto

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