EuroStory 2012: Spagna nella leggenda

giugno 4, 2016

Ai campionati europei del 2012, giocati in Polonia e Ucraina, la Spagna scrive l’ultimo capitolo di una strepitosa saga di trionfi, andando a completare un filotto che a nessuna nazionale continentale era mai riuscito nella storia: le Furie rosse centrano così l’impresa di vincere il terzo grande torneo internazionale di fila, completando un cerchio che si era aperto quattro anni prima sotto la guida di Luis Aragones, il saggio di Hortaleza. Dopo la vittoria di Euro 2008, la guida della nazionale iberica passa poi a Vicente Del Bosque, mitico condottiero del Real campione di tutto a cavallo dei primi anni 2000.

-Iker-Casillas-

Il nuovo selezionatore, bravo a non stravolgere gli assetti tattici di un gruppo di calciatori dalla qualità eccezionale, guida con mano sapiente la Roja sia a Sudafrica 2010 che a Euro 2012, prendendo il meglio dai blocchi di Barcellona e Real Madrid e riuscendo a far coesistere le due anime della squadra: blancos e blaugrana dimenticano in nazionale l’enorme rivalità che li divide in una Liga sempre più dominata da un duopolio quasi inattaccabile, tenendo a freno le antipatie personali e convogliando le proprie energie per rendere sempre più grande un gruppo dal tasso tecnico elevatissimo. Neanche il grave infortunio del difensore centrale Puyol riuscirà a frenare la marcia delle Furie rosse, iniziata già nelle qualificazioni con un girone terminato da imbattuti.

Tutte le grandi riescono a raggiungere la fase finale: nei gironi iniziali, il tonfo più clamoroso è quello dell’Olanda, riuscita nell’impresa al contrario di perdere le 3 partite contro Danimarca, Portogallo e Germania. Saranno le ultime due a passare il turno, raggiungendo ai quarti Repubblica Ceca, Grecia, Spagna, Italia, Inghilterra e Francia. Subito fuori, dunque, le due squadre ospitanti: l’Ucraina capitanata dal vecchio leone Shevchenko ha lottato fino all’ultimo per ottenere la qualificazione, perdendo con l’Inghilterra l’ultima e decisiva partita; peggio la Polonia, che abbandona il torneo senza neanche una vittoria all’attivo. Nei quarti di finale continua con grandi patemi d’animo l’avventura dell’Italia: gli inglesi, dopo aver subito per quasi tutta la partita il miglior gioco degli azzurri, si arrendono soltanto ai rigori, dopo uno splendido “cucchiaio” di Pirlo e la realizzazione decisiva di Diamanti. Il solito Cristiano Ronaldo porta avanti il Portogallo piegando i cechi nel finale, la Germania ha vita piuttosto facile con la Grecia, mentre la Spagna piega la Francia con la doppietta di Xabi Alonso.

 

Le semifinali regalano grandi emozioni: a Varsavia va in scena il capolavoro dell’Italia di Prandelli che, sovvertendo tutti i pronostici, vince con la Germania grazie a una splendida doppietta di SuperMario Balotelli. I due gol del talento bresciano sono un mix di tecnica e forza e sembrano sancire la definitiva nascita di una stella: a nulla serve la rete nel finale di Mesut Ozil. I rivali degli azzurri nella finalissima di Kiev sono i “soliti” spagnoli: nel derby iberico, il Portogallo è battuto soltanto ai rigori, dopo una partita tesa e poco spettacolare. A risultare decisivi, gli errori dagli 11 metri di Moutinho e Bruno Alves: Spagna-Italia, dunque, è l’ultimo atto per la gloria europea.

La Spagna è la migliore al mondo, l’ha dimostrato in questi anni mantenendo le proprie caratteristiche: ho sempre detto che è la squadra da battere”: queste le parole di Prandelli poco prima di una finale che, purtroppo, ha mostrato l’enorme differenza esistente tra i due movimenti calcistici. L’Italia, protagonista di un Europeo sorprendente, con una squadra apparsa anche in crescita col proseguire della manifestazione, si arena di fronte all’ostacolo più duro: colpa anche di una gestione poco lucida del c.t. che nell’undici iniziale rischia Chiellini nonostante le precarie condizioni fisiche, gettando poi nella mischia a inizio ripresa un Thiago Motta che si sarebbe infortunato poco dopo.

 

Il 4-0 finale con cui la Spagna asfalta l’Italia risulta forse troppo severo per gli azzurri, visto anche lo splendido cammino che li aveva portati fin lì: David Silva, Jordi Alba, il subentrato Torres e Mata firmano il trionfo di una squadra eccezionale, in cui l’abilità di palleggiatori sublimi come Xavi, Iniesta e Fabregas riesce a oscurare un Pirlo fino a quel momento sontuoso, scardinando una difesa che, nonostante l’asse bianconero con Buffon, Barzagli e Bonucci, nulla può sotto i colpi di un collettivo che gioca a memoria, permettendosi di schierare una squadra che può fare a meno di un centravanti vero e proprio grazie a un giro palla chirurgico, velocissimo e spietato. Il tiqui-taca iberico spegne presto i sogni degli azzurri, proiettando nella leggenda un gruppo che, a Euro 2016, proverà ad aggiornare i libri di storia calcistica andando all’assalto del terzo alloro europeo consecutivo.

Giorgio Tosto

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